Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

«L’analisi e la descrizione di quel che accade sotto i nostri occhi» è l’oggetto del nuovo libro di Donatella Di Cesare. Il compianto Zygmunt Bauman definiva la Retrotopia (nel suo libro omonimo del 2017) con queste parole: «Le speranze di miglioramento, a suo tempo riposte in un futuro incerto e palesemente inaffidabile, sono state nuovamente reinvestite nel vago ricordo di un passato apprezzato per la sua presunta stabilità e affidabilità». La Di Cesare, in questo suo Tecnofascismo (Einaudi, Torino, 2025), invece, scrive: «La tendenza etnocratica (…) si realizza in un esercizio familistico del potere in una gestione dei popoli intesi come iperfamiglie, comunità naturali chiuse, basate su nascita e discendenza, rese salde e stabili da legami di sangue e di suolo, capaci di essere ripari adeguati in un mondo sempre più caotico e inospitale». Questa torsione verso il passato, rappresentato come ritorno a una comunità di tipo etnico e apertura verso una «completa subordinazione all’economia di una politica ridotta ad anonima governance amministrativa», comporta la piena risoluzione di un «processo in corso da tempo». L’avvento di un nuoto totalitarismo che si chiama appunto Tecnofascismo. Il cuore di tutto quanto questo ragionamento è il capitalismo inteso oggi come neoliberismo. «Negli ultimi decenni la globalizzazione neoliberale e la finanziarizzazione del capitale hanno delocalizzato i centri del potere reale sottraendoli alla portata dei cittadini e delle comunità storicamente costituite». Da questo elemento di frizione, si sono formate le grandi autostrade informatiche; le reti che tracciano e solcano l’intera geografia del Pianeta. Ma queste «grandi reti» non possono vivere nell’autoreferenzialità; invece: hanno bisogno di un «immaginario arcaico». Così il processo iniziato negli anni Ottanta con le liberalizzazioni e le privatizzazioni di Ronald Reagan e Margaret Thatcher ha prodotto quella Retrotopia baumaniana della quale il Tecnofascismo dicesariano è l’esito attuale. Che tipo di fascismo, dunque, abbiamo davanti? Che tipo di società ne verrà fuori? Quale determinato connubio socio-politico produrrà questa «Nuova allenza» (per dirla con Ilya Prigogine e Isabelle Stengers) tra téchne ed ed ethnos? Siamo di fronte a una destra («L’onda nera, però, è sempre alta e minacciosa») che deve saper conciliare in un nuovo totalitarismo tecnoetnopolitico istanze (insieme) «ipermoderne» e «regressive». Quindi apparentemente confusionarie. Ma, del resto, confusionaria è la situazione dei cittadini-elettori. E della società, inoltre, nel suo ensemble. «Proprio perché la Storia perde senso, ciascuna esistenza fa storia a sé, dispersa e separata in un destino singolare e indecifrabile». In fondo, noi (singoli e società) siamo «consegnati a un inquieto presente monotono». In sostanza, «abbiamo perso perciò la direzione e il senso». E’ stato detto che la «ragione strumentale» (tipica della società digitale, ma anche dello stesso Tecnofascismo) privilegia i mezzi a scapito dei fini. In un mondo di mezzi senza scopo, per esempio, viene completamente meno l’imperativo categorico di Kant e quindi ogni morale. Si vive e basta; e «questo è»! «Nello scenario attuale il risentimento ha assunto un ruolo politico e una dimensione esistenziale senza precedenti. Ciascuno è consegnato alla propria disillusione». Dunque: la paura! Dunque: la richiesta di sicurezza e di difesa. Da chi? «L’estraneo è il sospetto, lo straniero e il nemico, l’immigrato è il criminale». Populismo e sovranismo, del resto, inculcano nelle teste che, da una parte c’è il popolo (estromesso da tutto) e dall’altra le élite (la casta, gli intellettuali, i competenti, gli esperti, quelli che «sanno vivere», insomma). Inoltre: «il mondo appare abissalmente diviso tra paesi democratici e regimi autocratici», almeno:secondo la «narrazione» dominante di quel mainstream che una volta si chiamava semplicemente «pensiero unico». Affari di famiglia, legami parentali, una grande famiglia, questioni di famiglia: questo nuovo «totalitarismo» ha successo perché le persone chiedono protezione e c’è sempre qualcuno che, di fronte alle catastrofi umanitarie, si giustifica dicendo «stavo difendendo i confini». Dal caos se ne esce canalizzando la paura in una nuova «narrazione» insieme tecnica ed etnica. Dentro alla confusione tu hai paura ma il problema è che quello che abbiamo davanti è stato causato dalla tecnica, la quale ha bisogno della tuo «congedo parentale». Il Tecnofascimo, dimenticando che esso stesso è causa e non conseguenza del problema, riesce a coniugare «sangue e suolo» e «intelligenza artificiale» risultando una proposta credibile per molte persone perché scarta completamente il dato del neoliberismo.
