IdeocoopSpazio Open
Reverendo Frank Reverendo Frank Corvo rosso Corvo rosso Occhio al Degrado Occhio al degrado
Università mediterranea
Calabria verde campagna antincendio

STUPIDO É CHI LO STUPIDO FA

«Sia per paura di apparire stupidi, sia per paura di offendere la buona creanza, molti si considerano intelligenti, però non lo dicono». Sarò pur vero che «stupido è chi lo stupido fa» (come consigliava sempre al figlio Forrest di pensare, la signora Gump nel film Forrest Gump di Robert Zemeckis, del 1994) ma Robert Musil in questo Sulla stupidità (Traduzione di Aloisio Rendi, con uno scritto di Giancarlo Mazzacurati, SE, Milano, 2013) va molto più a fondo di così. Il testo è quello di una conferenza tenuta dall’autore dell’Uomo senza qualità, a Vienna, l’11 e il 17 marzo 1937, e pubblicata in volume, nello stesso anno, dall’editore Bermann Fisher. Musil è subito chiaro riguardo all’argomento che ha intenzione di trattare: «ho tentato la via più semplice con un vecchio trucco sempre disponibile in simili casi, ossia esaminando l’uso della parola “stupido” e derivati della sua famiglia, ricercando gli esempi più frequenti, e cercando di mettere un po’ d’ordine in quel che andavo scrivendo». «Preferisco dunque confessare subito il senso d’inferiorità che provo nei confronti della stupidità: non so che cosa sia». La stupidità è un epifenomeno di qualcos’altro, di qualcosa che sta ancora più nel profondo? In genere, nei discorsi, essa viene associata (a rebours) all’intelligenza. Il piccolo problema che abbiamo di fronte è che non sappiamo esattamente, neppure, cosa sia l’intelligenza. E allora? Siccome, per Robert Musil, evidentemente, il fenomeno della stupidità si estrinseca e si sviluppa peculiarmente a livello sociale, se ne ha che «la rozzezza è “la prassi della stupidità”». Abbiamo, qui, due livelli. A livello metafisico, la stupidità è «una insufficienza intellettuale», «nella vita, per stupido solitamente s’intende uno che sia “un po’ debole di mente”», «un intelletto troppo debole ma solo rispetto a una situazione determinata» ovvero «il fallimento della stessa intelligenza, dovuto al fatto che si è arrogata compiti che non le competevano», un’«incapacità di far fronte alle attività più diverse, (…) un’insufficienza fisica e spirituale», «l’intelligenza e la stupidità vengono unicamente riferite, come se non potesse essere altrimenti, all’intelletto e ai diversi gradi della sua abilità». Al livello epistemologico, invece, la stupidità è «la maleducazione del singolo individuo in opposizione alla “cultura”». Segno della stupidità è la «rozzezza» – indice di un’«inabilità» che funge da fondamento. Dunque, è certamente vero, per Robert Musil, che «stupido è chi lo stupido fa», ma questo «fare» non è dettato da una postura volutamente introdotta; piuttosto, esso è diretta conseguenza dell’«incapacità di orientarsi nella vita, il fallimento di fronte a tutti i compiti che essa ci assegna, o anche il fallimento improvviso e del tutto inatteso di fronte a un compito specifico». In definitiva, lo stupido è caratterizzato da un difetto di «presunzione». E’ un presuntuoso. C’è da riparare un rubinetto e lo stupido sa di non saperlo fare , ma lo fa lo stesso.

Ricerca Avanzata

Cerca negli archivi per data, categoria e testo.

Torna in alto