Un appunto per i “puri” sempre pronti ad epurare (e che finiscono spesso epurati dai “piu’ puri”)

Prima della strategia dei Fronti Popolari, l’Internazionale Comunista – tra la fine degli anni 20 e i primi anni 30 del Secolo Breve – cristallizzo’ definitivamente e impose la dottrina dei “Socialfascisti” per bollare come avversari – con cui non collaborare – i Socialisti e i Democratici, colpevoli di riformismo, gradualismo, liberalismo.
Per trionfare, la “Rivoluzione” aveva la necessita’ di annientare il nemico “interno” della Sinistra interclassista, di proporsi come necessita’ storica.
Questo “purismo” porto’ – in Germania – all’impossibilita’ di dare vita ad alleanze governative progressiste, a divisioni ideali non componibili, contribuendo ad agevolare l’affermazione nazista.
In Italia, come e’ noto, gia’ avevamo anticipato i tempi con i distinguo ideologici a Sinistra (e Mussolini seppe coglierne i frutti), completando l’opera con la scissione di Livorno (1921) che – insieme alle scissioni precedenti e a quelle che seguirono – sanci’ definitivamente, tra compagni, la separazione tra “buoni” e “cattivi”, tra integralisti dei sacri testi e “venduti alla borghesia” da mettere alla berlina: ne furono vittime anche Turati e Matteotti (da tempo bollati dai “bolscevichi” come “Socialtraditori”).
A Sinistra – va ricordato per l’oggi – solo l’Unita’ e la collaborazione di Partiti in coalizione, fondata sul pluralismo e sul binomio Giustizia e Liberta’, puo’ condurre alla vittoria elettorale, ad un buon governo alternativo all’estremismo montante delle Destre (Vannacci e’ pronto all’accordo con la Meloni).
E’ la formula del Centrosinistra (che si completa grazie al “lievito” del cattolicesimo democratico).
E questa formula, e’ importante ricordarlo, e’ l’unica che funziona in tutte le competizioni elettorali: dal Parlamento ai Comuni!
In sintesi:
il meglio e’ sempre nemico del bene.









