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UNA TESTA, IN FONDO

Domenica di Georges Simenon

«In casa la vita iniziava identica alle altre domeniche» ma, quella mattina di fine maggio, non rappresentava, affatto, una domenica come le altre. Georges Simenon scrive questo Domenica nel 1958 e lo pubblica l’anno successivo. Il romanzo esce ora (nella mirabile traduzione di Daniela Salomoni, Adelphi, Milano, 2026), per la prima volta in Italia. Sarò anche vero che domenica è sempre domenica, ma per Émile quella domenica, lungamente attesa e pianificata, è il punto di congiunzione fra sè stesso e la realtà. «Aveva finito di scendere a patti con la realtà». «Continuava a esserci, tra lui e il mondo reale, un leggero scarto». E certo! La realtà di Émile è, per bocca dello stesso Simenon, soltanto un teatro. «Una vita che si svolge dietro le quinte e una vita che si svolge nella sala»; così è la Bastide. Locanda della quale Émile è divenuto proprietario. Sposando anche l’algida Berthe, figlia dei precedenti possessori. La Bastide, sulla Costa Azzurra, è, dunque, il teatro nel quale Émile porta sulla scena la propria stessa vita. Una sfida tra intelligenze: questo è la Bastide. Berthe avverte il «dovere di entrare nella sua testa». Émile, suo malgrado, è un uomo del tutto «suo malgrado». «La sorte lo aveva messo in quella casa, che era diventata la sua quasi senza che lo sapesse». «Faceva parte della Bastide senza che ci fosse un posto per lui, era il padrone senza essere davvero a casa propria e amava senza essere sicuro di amare». «Era colpa di Berthe, della sua presenza soffocante, di come l’aveva subdolamente rinchiuso in un cerchio invisibile ma reale». «Alla Bastide tutti avevano un ruolo più o meno stabilito»; Émile no, egli infatti è un uomo «suo malgrado». E allora ecco che quello «scarto» tra sostanza e funzione (tra attore e ruolo, insomma – visto che ci troviamo in un teatro)  viene colmato a causa di Ada, la domestica che, probabilmente, soffre di un «ritardo» cognitivo. Dopo undici mesi di progettazione, Émile vuole finalmente «trovare il proprio ruolo»; non più spettatore, ma protagonista e protagonista, altresì, di un delitto. Ma una testa, in fondo, non basta. E se le teste sono due? Domenica è il giorno adatto perché due teste si mettano in competizione, «loro malgrado». E, malgrado tutto, Berthe «era abbastanza sveglia da capire» … Con la consueta maestria, Georges Simenon imbastisce una storia di rispettive infelicità. E, suo malgrado, ci restituisce un romanzo che fa del giorno di festa e di riposo, il giorno dell’azione; un’azione, tra l’altro, del tutto inaspettata. Ada possedeva «uno sguardo che non aveva ancora mai visto in una donna, uno sguardo che faceva pensare a quello di una bestia all’avvicinarsi dell’uomo». Tutti gli elementi del dramma sono dunque qui disposti. Simenon guida un congegno del tutto cerebrale verso un finale sorprendente. Lo chef Émile ha preparato la sua pietanza. Ma basterà?

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