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Pasquale Motta “avvisato” di guardarsi alle spalle

Da giornalistitalia.it di Francesco Cangemi

Una lettera firmata, inviata da una persona che si qualifica come “uomo dello Stato”, con un avvertimento che il giornalista Pasquale Motta, direttore del quotidiano online La Novità online, ha deciso di rendere pubblico attraverso un editoriale dal titolo “Io so e non abbasserò la testa”.
Il giornalista è categorico: «A chi sta costruendo dossier contro di noi, un messaggio di Ferragosto: sappiamo molto più di quanto abbiamo scritto. Conosciamo storie, metodi e protagonisti. Se qualcuno pensa di intimidirci o di fermare le nostre inchieste, sappia una cosa: non arretreremo. Continueremo a cercare le prove. E a raccontare tutto. Sappia chi deve sapere che criticare il potere non significa attaccare lo Stato: significa difenderlo dalle sue degenerazioni».
Motta racconta, infatti, di essere stato invitato a “prestare attenzione” dopo le inchieste e gli articoli pubblicati dal suo giornale su quelle che definisce possibili “degenerazioni” di alcuni segmenti del sistema giudiziario e investigativo.
L’autore della lettera, la cui identità viene mantenuta riservata, avrebbe parlato di interessi forti disturbati dalle denunce della testata e del rischio di possibili ritorsioni, arrivando a suggerire al giornalista di “guardarsi dietro le spalle”.
Il giornalista, tuttavia, chiarisce immediatamente di non poter considerare quell’allarme come la dimostrazione dell’esistenza di un complotto. Una distinzione che attraversa l’intero editoriale e che assume particolare rilevanza considerando la delicatezza delle questioni sollevate. Respingendo l’idea che il lavoro condotto dalla sua testata possa essere interpretato come un attacco generalizzato alla magistratura o alle forze dell’ordine, Motta, al contrario, sostiene che la grande maggioranza di magistrati, ufficiali, agenti e funzionari operi correttamente al servizio dello Stato e che, proprio per questo, eventuali comportamenti devianti debbano essere portati alla luce. Negli articoli pubblicati – afferma – il giornale avrebbe lavorato utilizzando atti, documenti, sentenze, testimonianze e fonti considerate attendibili. Il problema che pone riguarda piuttosto la possibilità che singoli uomini o gruppi possano utilizzare l’autorità connessa alla propria funzione trasformandola, secondo la sua analisi, in una forma di potere personale.
Uno degli interrogativi più netti sollevati da Pasquale Motta riguarda la libertà del giornalismo di sottoporre a critica chi esercita funzioni pubbliche. Si domanda, infatti, se possa considerarsi normale, in una democrazia, che un giornalista debba temere conseguenze personali dopo aver criticato un procuratore, un magistrato o un ufficiale di polizia giudiziaria. E aggiunge che già l’esistenza di questo timore dovrebbe aprire una riflessione sulla qualità delle garanzie democratiche.

È nella seconda parte dell’editoriale che il direttore de “La Novità online” utilizza la formula “Io so”, richiamando, senza sovrapporre i contesti, il celebre intervento di Pier Paolo Pasolini del 1974. Mette in fila una serie di circostanze che afferma di avere appreso attraverso fonti, documenti e testimonianze e sui quali, precisa, la sua redazione intende proseguire le verifiche.
Tra i temi sollevati compaiono presunte violazioni delle regole sulle intercettazioni e rapporti che, secondo le informazioni raccolte dalla testata, sarebbero esistiti tra ambienti investigativi, alcune Procure e imprese beneficiarie di commesse milionarie. Circostanze, quelle denunciate da Motta, che necessitano di riscontri e accertamenti nelle sedi competenti.
Motta riferisce, inoltre, di informazioni relative a presunti tentativi di condizionare magistrati giudicanti impegnati in procedimenti delicati e riporta anche quanto gli sarebbe stato raccontato da alcuni esponenti dell’avvocatura, i quali sostengono di aver subito pressioni affinché determinate iniziative difensive non fossero intraprese perché avrebbero potuto mettere in difficoltà alcune costruzioni accusatorie.
Un altro capitolo riguarda il sistema economico che ruota attorno agli strumenti di intercettazione e al loro utilizzo. L’analisi si sposta, quindi, sul rapporto tra giustizia e informazione. Secondo Motta, ci sarebbe anche chi avrebbe trasformato ipotesi in verdetti anticipati, contribuendo da un lato alla costruzione pubblica di figure simbolo dell’antimafia e dall’altro alla delegittimazione di persone che soltanto molti anni dopo sarebbero state scagionate. Nello spiegare il suo “Io so”, Motta afferma che «alcune informazioni sono documentate. Altre sono riscontrabili. Altre ancora devono essere dimostrate», sottolineando  di non voler trasformare sospetti in sentenze né attribuire responsabilità penali senza prove.

Pasquale Motta

L’impegno dichiarato è quello di continuare a cercare documentazione, testimonianze e riscontri, distinguendo sempre il lavoro giornalistico dall’accertamento giudiziario. Per questo invita «chi ritiene false le ricostruzioni del giornale a smentirle attraverso documenti e chi ritiene siano stati commessi illeciti a utilizzare gli strumenti previsti dallo Stato di diritto».
Nella conclusione Motta ribadisce che l’allarme ricevuto non modificherà la linea della testata. Promette prudenza e verifiche, ma sostiene che nessun potere – magistratura, politica, forze dell’ordine o lo stesso giornalismo – debba essere sottratto al diritto di critica.
Motta si dice consapevole della propria esposizione e della possibilità di subire campagne contro la sua reputazione, dossier o tentativi di delegittimazione, ma ribadisce di voler continuare a lavorare, richiamando la tutela costituzionale del diritto di cronaca e di critica.
Il sindacato dei giornalisti Figec Calabria, esprimendo vicinanza e solidarietà al collega Pasquale Motta, invita forze dell’ordine e magistratura a fare chiarezza sui contenuti denunciati da “La Novità online”.
Un sostegno che richiama il valore della libertà di stampa e del diritto dei giornalisti a esercitare cronaca e critica senza condizionamenti o intimidazioni, fermo restando il rispetto delle leggi e del codice deontologico, la verifica delle informazioni e il diritto di ogni soggetto chiamato in causa a replicare e tutelarsi nelle sedi previste dall’ordinamento della professione. 

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